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HAVENAIRE " Rabot "

Reviews

Se mai due mondi espressivi potessero apparire più distanti di quelli della scrittura di canzoni e della creazione di maestosi paesaggi ambientali, l’esperienza di John Roger Olsson li riassume sotto il comune denominatore di un approccio legato da un lato a un’istintività malinconica e dall’altro a una sensibilità melodica che ovviamente si manifesta in maniera molto diversa nei due diversi campi. Dopo una duratura attività di cantautore indie-folk come The Grand Opening, dallo scorso anno l’artista svedese si è costruito l’identità parallela di Havenaire, sotto la quale ha già pubblicato la cassetta “Tremolo”. Le emozionali sensazioni ambient-drone che già da essa si percepivano sono notevolmente amplificate nel nuovo e più organico “Rabot”, lavoro ispirato all’inattingibile imponenza dell’omonimo ghiacciaio lappone e non a caso incluso nel catalogo a tema dell’etichetta romana Glacial Movements.Imponente e stratificato come un ghiacciaio è appunto il suono condensato nei circa tre quarti d’ora del lavoro, la cui title track d’apertura funge già da rinnovato manifesto espressivo di Olsson: coltri sintetiche, riverberi luminosi, oscillazioni ariose e minute vibrazioni ritmiche avanzano con incedere solenne, costruendo man mano che il brano si sviluppa un immaginario percettivo di soverchiante vitalità e bellezza. A partire da queste premesse, la declinazione isolazionista dell’ambience dell’artista svedese si definisce in maniera quanto mai dinamica e coinvolgente, regalando scorci seppiati all’insegna della nostalgia (“Enquist Photo 1910”) e ipnotiche saturazioni sintetiche (“Calving”), fino alle maestose elevazioni che popolano la parte finale del lavoro (“Tarfala Valley” e “Sarek (Part 1-2)”). Cinematico e fortemente suggestivo, “Rabot” traslittera in flussi, correnti e coltri ambientali la sensibilità melodica e la vena malinconica di John Roger Olsson, offrendo un saggio di come i mezzi espressivi siano soltanto accessori allo spirito di un artista che, nelle vesti attuali e di fronte al fascino misterioso della natura nordica, riesce come non mai a comunicare coinvolgenti moti dell’animo. *disco della settimana dal 27 novembre al 3 dicembre 2017MUSIC WON'T SAVE YOU
Roland Juno-106, Moog Sub Phatty, Grendel Drone Commander, piano, macchine e strumenti che producono una potenza di fuoco capace di incitare il suono e farlo dilagare ancor più in profondità, possono spronarlo ad aumentare la propria già incredibile potenza aumentando la frequenza del battito contro cui andrà fragorosamente a frangersi. Roger Olsson in arte Havenaire è maestro di cerimonie armonionose, sa incantare l’animo con l’iterazione concentrica del suono, sa rapire e ipnotizzare usando le antiche e basse frequenze del Moog e delle sue creature liquide in espansione costante ai confini del cuore. Il musicista, produttore e compositore svedese riesce a produrre sonorità che alcuni definirebbero pop per il loro facile inchinarsi all’ascolto melodico. In realtà le sue sono brevi e complesse sinfonie elettroniche composte sul bordo di una modernità al collasso, alla ricerca di un rifugio dove finalmente poter riprendere il dialogo interrotto con la natura, magari proprio lì, sulle pendici del ghiacciaio Rabot, nel profondo nord della Svezia.SHERWOOD
Szwedzki lodowiec. Można próbować czas oszukać i puszczać sobie radosne rytmy z Jamajki, żeby poczuć trochę więcej ciepła niż za oknem, ale w końcowym rozrachunku wyjdzie z tego strata czasu. Lepiej zaakceptować rzeczywistość i rzucić się w objęcia muzyki chłodnej, ambientowej i poruszanej powolnymi przesunięciami tonacji (niczym jakiś masyw górski). Odniesienie do gór nasuwa się samo jeśli spojrzy się na okładkę albumu „Rabot”. Otóż widnieje na niej lodowiec Rabot w majestatycznym ujęciu. Za zdjęcie odpowiada Fredrik Enquist. Natomiast za muzykę na płycie odpowiada John Roger Olsson. To on kryje się za nazwą Havenaire. Porzucił komponowanie melancholijnego popu na rzecz analogowych syntezatorów i muzyki ambient.„Rabot” wziął się z oglądania starych zdjęć Fredrika Enquista szwedzkiego geografa. Z resztą jeden z utworów wprost odnosi się do tej inspiracji poprzez swój tytuł „Enquist Photo 1910”. Muzyka tu zaprezentowana ma odzwierciedlać niespieszność. Dronowe pomruki, ambientowe plamy dźwiękowe i filmowa aura są siłą napędową. Melancholijny ton „Rabot” sprawia, że można poczuć się odizolowanym od świata. Twórca nie unika też wycieczek w stronę hipnotycznego transu („Calving”). Całość budzi respekt swoim majestatem. Wszystko tu jest duże, monumentalne wręcz. Może to Skandynawska natura, a może usposobienie Olssona sprawia, że nie ma w tym nadmiernego przygnębienia, a jedynie obcowanie z chłodnym, melancholijnym bezkształtem.NOVAMUZIKA.PL
John Roger Olsson is perhaps better known for the guitar-based music of The Grand Opening. This is the second album from his ambient electronic alter ego, the first having come out on Constellation Tatsu last year. The cover depicts a glacier in northern Sweden, and the music is similarly icy and glacial, yet melodic. For fans of Ben Frost, William Basinski, Tim Hecker.NORMAN RECORDS
ELECTRONIC SOUND (12/2017)
MATT OLIVER / CLASH MAGAZINE
If you’re in the market for something even more abstract and quiet, consider this new release from John Roger Olsson, who records as Havenaire for the aptly-named Glacial Movements label. The label name would lead you to expect very slowly-moving music, which this is, but it might also lead you to expect very cold music, which this isn’t. The six tracks are inspired by early-20th-century landscape photos of Sweden, and all of them are simultaneously melancholy and deeply beautiful. There’s a lot more detail here than might be apparent at first listen, which is one of the important things that separates ambient music from mere aural wallpaper. Recommended to pop and classical collections..CD HOTLIST